Un rapporto dell'IEA PVPS Task 18 ha analizzato undici isole per valutare se sia possibile raggiungere elettricità rinnovabile quasi al 100% in contesti che vanno da piccoli villaggi a territori con decine di migliaia di abitanti, in condizioni geografiche e infrastrutturali molto diverse. Le isole studiate comprendono Apolima (Samoa), Kodiak Island (Alaska), Samsø (Danimarca), Yakushima (Giappone), El Hierro e La Graciosa (Canarie, Spagna), Tokelau e Lolland (Danimarca), con popolazioni che vanno dagli 88 abitanti di Apolima agli oltre 57.000 di Lolland.

La conclusione principale del rapporto è che la tecnologia per raggiungere elevatissime quote di elettricità rinnovabile esiste e funziona, ma le condizioni che ne determinano il successo sono soprattutto sociali, politiche e organizzative, non tecniche. "Non conta la tecnologia da sola, ma quanto bene sia combinata con le giuste condizioni sociali, politiche, economiche e organizzative", scrivono gli autori.

Le isole studiate mostrano una grande varietà di sistemi. Kodiak Island utilizza un sistema ibrido idroelettrico-eolico gestito da una utility di proprietà dei soci, con una copertura rinnovabile del 99-100%, mentre Samsø ha puntato su turbine eoliche di proprietà della comunità con forti investimenti dei cittadini, rimanendo però connessa alla rete danese. Yakushima raggiunge il 100% di elettricità rinnovabile grazie al piccolo idroelettrico, favorito da un territorio montuoso e da precipitazioni abbondanti.

Altre isole hanno invece soluzioni molto diverse: Apolima ha un impianto solare autonomo senza accumulo, dimensionato per una popolazione molto piccola; Tokelau ha un sistema interamente solare con batterie, sostenuto finanziariamente dalla Nuova Zelanda; El Hierro combina eolico e accumulo idroelettrico a pompaggio, mentre La Graciosa utilizza un sistema ibrido eolico-fotovoltaico-batterie ancora in fase di ottimizzazione delle strategie di dispacciamento.

Il rapporto sottolinea che non esiste un modello unico di successo: ogni isola ha trovato un mix tecnologico e istituzionale diverso, ma in tutti i casi la transizione è stata resa possibile da condizioni non tecniche specifiche. "La chiave è la preparazione, non la costruzione", scrivono gli autori, che hanno costruito una matrice dei fattori di successo per aiutare altri territori a identificare le condizioni non tecniche necessarie prima di avviare progetti complessi.

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