Secondo pv-magazine.it, che ha pubblicato un articolo di Sergio Matalucci il 29 ottobre 2026, il tasso di successo dei progetti italiani, 64%, è in linea con quello di Germania, Spagna e Stati Uniti, ma diversi indicatori mostrano un mercato meno sviluppato.

Il rapporto di PVcase (società lituana) mette in risalto la crescita del portafoglio ordini e una maggiore solidità delle catene di fornitura, all’interno di un quadro economico che sembra migliorare. Tuttavia, la situazione italiana si distingue per caratteristiche specifiche che la differenziano dagli altri contesti analizzati.

Per quanto riguarda le aspettative di crescita, gli sviluppatori italiani sono tra i più ottimisti: oltre il 62% dei professionisti intervistati, 102, si aspetta una crescita della pipeline superiore al 15% nei prossimi cinque anni. Questo dato è il più elevato tra i quattro mercati considerati. Inoltre, l’81% dei professionisti prevede comunque una crescita annuale superiore al 10% e praticamente nessuno si aspetta una contrazione significativa del mercato.

Nonostante queste aspettative positive, l’Italia presenta il dato di insuccesso più alto: il 56% degli intervistati afferma che almeno la metà dei propri progetti non viene mai realizzata. Questo valore, il più elevato tra i quattro paesi analizzati, indica una significativa discrepanza tra le ambizioni di crescita e la realizzazione effettiva dei progetti.

Un altro aspetto che distingue il mercato italiano è l’utilizzo di strumenti software. Con una media di 8,5 strumenti utilizzati, l’Italia si colloca al primo posto tra i quattro mercati. Questo dato potrebbe riflettere la complessità del contesto operativo italiano, dove la gestione delle autorizzazioni e dei processi burocratici richiede strumenti più sofisticati.

Le cause di insuccesso segnalate dagli sviluppatori italiani evidenziano un quadro specifico. La regolamentazione rimane il principale ostacolo in Italia, indicato dal 42% degli intervistati, la percentuale più alta registrata per una singola causa in qualsiasi mercato. Anche l’opposizione della comunità locale, 29%, e il finanziamento dei progetti, 62%, risultano più problematici in Italia rispetto agli altri paesi. Al contrario, la catena di approvvigionamento, 37%, e l’interconnessione alla rete, 38%, sono percepite come meno problematiche. Tuttavia, la gestione dei dati (28%) è considerata un ostacolo relativamente maggiore.

Il rapporto evidenzia inoltre che l’Italia combina una percezione dei rischi considerata scorretta, la più alta tra i quattro paesi, con una bassa propensione al cambiamento. Come precisa pv-magazine.it: “Si tratta di un mercato che individua un’unica causa dominante di insuccesso e sottovaluta il resto. Rileva i livelli di importanza più bassi per l’accuratezza della progettazione, la bancabilità dei progetti e la collaborazione. Mostra inoltre il consenso più basso sulla necessità di una piattaforma unica e il minor interesse per una piattaforma end-to-end”.

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