In un contesto energetico europeo sempre più orientato alla transizione verso fonti rinnovabili e alla promozione delle comunità energetiche (CER), uno studio recente condotto dall’Università di Palermo offre una nuova prospettiva sulla progettazione e gestione di queste iniziative. La ricerca mette in luce come la struttura della CER e il ruolo assegnato ai diversi partecipanti possano incidere in modo significativo sul valore economico complessivo generato, suggerendo che le scelte organizzative possono essere decisive quanto la capacità produttiva installata.

Lo studio, intitolato “Comparison of virtual energy sharing schemes for renewable energy communities under European regulations: A mixed-use case study in Italy”, è stato pubblicato su Energy Reports e analizza diversi scenari di configurazione di una CER basata su un caso reale a Palermo. La simulazione comprende 13 edifici universitari e 25 residenziali, considerando impianti fotovoltaici distribuiti tra un grande impianto universitario da 2,75 MW e installazioni diffuse per un totale di 3,7 MW. L’obiettivo era isolare gli effetti delle regole di condivisione e dei ruoli dei partecipanti, più che progettare una CER pronta per l’investimento.

Tra i risultati più rilevanti, emerge che uno scenario di condivisione in cui i grandi consumatori partecipano come prosumer genera un beneficio complessivo superiore rispetto ad altre configurazioni. In questo scenario, i benefici annui simulati raggiungono circa 1,11 milioni di euro, derivanti dall’aggregazione di risparmi in bolletta, incentivi e ricavi dalla vendita dell’energia. Questo risultato non implica una maggiore produzione, ma una migliore valorizzazione dell’energia condivisa.

Secondo Marcello Avanzini, autore dello studio, “una delle principali conclusioni dello studio è che la partecipazione di grandi consumatori non-residenziali come prosumer all’interno della CER genera più valore economico complessivo rispetto alla loro partecipazione come produttori esterni.” La ragione principale è il risparmio diretto in bolletta, che rappresenta una componente più stabile e consistente rispetto agli incentivi.

Lo studio stima inoltre che, con costi di investimento di 600 EUR/kW, lo scenario VSC2 avrebbe un tempo di ritorno di circa 1,5 anni. Tuttavia, gli autori sottolineano che si tratta di un’analisi dei benefici energetici e non di un calcolo finanziario completo: i risultati non includono i costi di investimento e gestione e non rappresentano un “tempo di rientro” nel senso tradizionale.

Un altro elemento importante riguarda la distribuzione dei benefici all’interno della CER. Lo studio evidenzia che, mentre la configurazione generale può influenzare il valore complessivo, la ripartizione dei benefici dipende interamente dal regolamento interno della CER e dai vincoli del GSE. “La distribuzione dei benefici di una CER è interamente frutto del regolamento interno,” precisa Avanzini, “bisogna fare attenzione a non confondere il beneficio complessivo con la sua distribuzione tra i membri”.

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